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Carissimi amici, vogliamo vivere questo breve momento di preghiera all’inizio di questa settimana dello Sportivo.
Il Signore illumini le nostre menti ed i nostri cuori affinché riscopriamo sempre l’importanza del servizio allo sport, alla vita associativa ed alla Chiesa.




Dalla prima lettera di San Paolo ai Corinzi (1Cor. 13, 1-13 - Inno all’amore)
Se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sarei come bronzo che rimbomba o come cimbalo che strepita.
E se avessi il dono della profezia, se conoscessi tutti i misteri e avessi tutta la conoscenza, se possedessi tanta fede da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sarei nulla.
E se anche dessi in cibo tutti i miei beni e consegnassi il mio corpo per averne vanto, ma non avessi la carità, a nulla mi servirebbe.
La carità è magnanima, benevola è la carità; non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia d'orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell'ingiustizia ma si rallegra della verità. Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.
La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno, il dono delle lingue cesserà e la conoscenza svanirà. Infatti, in modo imperfetto noi conosciamo e in modo imperfetto profetizziamo. Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà. Quand'ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Divenuto uomo, ho eliminato ciò che è da bambino.
Adesso noi vediamo in modo confuso, come in uno specchio; allora invece vedremo faccia a faccia. Adesso conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch'io sono conosciuto. Ora dunque rimangono queste tre cose: la fede, la speranza e la carità. Ma la più grande di tutte è la carità!


RIFLESSIONE (con spunti dal discorso del Cardinale Stanislaw Rylko tenuto il 6 novembre 2009 nel suo intervento al seminario “Sport, educazioni e fede, una nuova stagione del movimento sportivo cattolico”).

"Che differenza fa Dio nel mondo dello sport?"
Partiamo da una visione errata di questo rapporto tra le due realtà: lo sport può diventare una minaccia per la fede perché invade i tempi della preghiera e dello studio; può diventarlo perchè si riduce a un'opportunità di conseguire lucro, potere e fama. Nel vivere quotidiano odierno sono poche le persone che sono davvero persuase che esista un collegamento tra sport e spiritualità.
Lo sport, invece, acquisisce maggior ricchezza quando è illuminato dalla fede: in questo secondo caso ha una intenzionalità educativa; dedica energie e risorse alla formazione degli educatori; valorizza gli aspetti aggregativi; orienta la persona a Dio.
Ci sono molti testi del Concilio Vaticano II, così come nel magistero degli ultimi Papi, che si riferiscono in varie occasioni all'importanza della pratica sportiva per coltivare le virtù umane, rafforzare l'anima e il corpo, vivere l'esigenza fisica e stabilire relazioni fraterne nello sport e nel lavoro di squadra. Queste linee di orientamento sono fondamentali per una pratica sportiva che punti alla formazione della persona sia sotto il profilo della corporeità sia sotto il profilo dell'intelligenza e della coscienza morale religiosa.
Perché questi aspetti non restino lettera morta è importante sottolinare la promozione di un patto educativo tra le associazioni sportive e la famiglia.
Allo stesso modo è importante che i dirigenti e gli educatori sportivi abbiano la passione, lo spirito di gratuità, la dedizione necessaria per realizzare questo progetto educativo. In questo modo lo sport può trasformarsi in uno strumento capace di aiutare a orientare la vita dei giovani, contribuendo a restituire obiettivi e motivazioni ai tanti giovani che ai nostri giorni vivono, purtroppo, situazioni di solitudine e di disorientamento.
La dimensione comunitaria, la collaborazione, l'amicizia e la solidarietà sono valori che possono essere praticati all'interno dello sport, soprattutto dei giochi di squadra: questi possono essere una sorta di tirocinio ad essere Chiesa anche nello sport, rappresentando un antidoto alla deriva individualistica che segna il mondo contemporaneo.

Ogni uomo è creato per l'incontro e la sua prima relazione è il rapporto con Dio, ed è solo grazie al riconoscimento che Dio esiste che può relazionarsi con gli altri.
Cerchiamo di promuovere insieme questi valori cristiani per promuovere uno sport che crei le condizioni di una vita ricca di speranza.

Preghiera dello sportivo (Luigi Guglielmoni)
Grazie, Signore, per il corpo
col quale possiamo muoverci,
giocare e fare festa.
Grazie per la salute e la pace
che ci fanno gustare la vita
con gioia ed entusiasmo.
Grazie per il tempo libero
che trascorriamo divertendoci
in compagnia degli amici.
Grazie per le persone e gli spazi
che ci consentono di fare sport,
di allenarci e di gareggiare.
Grazie per le vittorie e le sconfitte
che rivelano il cammino della vita
e fanno maturare "dentro".
Grazie perché dopo il gioco
possiamo affrontare più sereni
gli impegni quotidiani.
Grazie per quanto impariamo
dalla disciplina sportiva
e dai campioni sul campo e nella vita.
Grazie per la domenica,
giorno di riposo e di preghiera,
di fraternità con tutti.
Grazie perché tu, Signore,
sei il nostro allenatore e maestro
e rimani con noi ogni giorno.

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